Oro alla patria
La cupa fotografia, quasi berlusconiana, dell’Italia del Censis 2012
No, l’immagine degli italiani che vendono l’oro e i gioielli di famiglia per far fronte ai debiti e all’impoverimento non era venuta in mente neanche al Cav., nel suo notturno cahier de doléance sui disastri (che sarebbero stati) prodotti da un anno di governo Monti (“l’economia è allo stremo, un milione di disoccupati in più, il debito che aumenta, il potere d’acquisto che crolla”). Ci ha pensato invece il Censis di Giuseppe De Rita, a raccontare l’Italia del 2012 anche attraverso la fosca pennellata di due milioni e mezzo di famiglie costrette a sacrificare l’oro per colpa della patria malmessa.
5 AGO 20

No, l’immagine degli italiani che vendono l’oro e i gioielli di famiglia per far fronte ai debiti e all’impoverimento non era venuta in mente neanche al Cav., nel suo notturno cahier de doléance sui disastri (che sarebbero stati) prodotti da un anno di governo Monti (“l’economia è allo stremo, un milione di disoccupati in più, il debito che aumenta, il potere d’acquisto che crolla”). Ci ha pensato invece il Censis di Giuseppe De Rita, a raccontare l’Italia del 2012 anche attraverso la fosca pennellata di due milioni e mezzo di famiglie costrette a sacrificare l’oro per colpa della patria malmessa, nonché a vendersi, chi ce le ha, opere d’arte, argenteria e tappeti antichi (altre trecentomila famiglie). Che la situazione economica nazionale sia particolarmente dura, non ci volevano né la statistica sociale né la creatività politica per scoprirlo, questo è ovvio. Ma è singolare che la fotografia degli italiani contenuta nel 46esimo Rapporto del Censis sulla situazione del paese, presentato ieri, pur nella freddezza scientifica dei numeri e nell’accuratezza statistica, legga l’Italia attraverso la stessa cupezza (lo stato d’animo più citato dagli intervistati del Censis è “rabbia”) cui ha dato voce – al di là del giudizio politico – la sensibilità per l’uomo qualunque, per l’italiano medio, che Berlusconi sa ancora interpretare da par suo. Il Censis racconta “l’ansia dei piccoli imprenditori rispetto all’ipotesi di dover chiudere”, l’insicurezza “delle famiglie”, sintetizza nelle “tre R” il nuovo mood nazionale: “Risparmio, rinuncio, rinvio”. Incalzato dai giornalisti, il presidente De Rita ha anche detto che “chi ci governa è un fattore secondario: potrei dire addirittura che sopravviveremo a tutto”. Fissate pure le elezioni.